26 Marzo 2026, di Teresa Barone – PMI.it
La retribuzione annua lorda media in Italia ha raggiunto nel 2025 i 32.991 euro nel settore privato, con una crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente — superiore all’inflazione ferma all’1,5%. Per il secondo anno consecutivo gli stipendi crescono più dei prezzi, ma il bilancio del decennio resta pesantemente negativo: dal 2015 la RAL è salita del 15,0% contro un’inflazione cumulata del 22,6%, con una perdita di quasi 8 punti percentuali di potere d’acquisto. Sono i dati del JP Salary Outlook 2026 dell’Osservatorio JobPricing, il principale report semestrale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti del settore privato in Italia.
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Stipendi: Italia al 23° posto OCSE, in coda per potere d’acquisto
L’Italia scende ancora nella classifica internazionale: con un salario medio annuo di 51.019 dollari a parità di potere d’acquisto, si colloca al 23° posto su 34 Paesi OCSE — un posto in meno rispetto allo scorso anno, superata anche dalla Lituania. Il confronto con la media OCSE di 61.147 dollari rivela un gap del 16,6%. Nel confronto con le principali economie dell’Eurozona, la terza economia dell’UE si posiziona al 10° posto, al di sotto non solo di Germania e Francia ma anche, di recente, della Spagna.
Ancor più preoccupante è il dato storico: dal 2015 al 2024, tra i 34 Paesi OCSE analizzati, solo Paesi Bassi (-6%), Grecia (-5%) e Italia (-4%) hanno registrato una riduzione dei salari reali. La media OCSE nello stesso periodo è cresciuta dell’8%. Il cuneo fiscale italiano è al 47,1%, quinto più alto in Europa — un dato che pesa sul reddito disponibile delle famiglie.
Retribuzioni medie per inquadramento: i dati 2025
I dati sono rappresentativi dei lavoratori dipendenti del settore privato: dirigenti (1,2%), quadri (4,3%), impiegati (38,5%) e operai (56,1%). La RAL media nazionale 2025 si attesta a 32.991 euro. Nel dettaglio:
- la RAL media per i dirigenti è di circa 106.600 euro;
- la RAL media degli impiegati è di 34.342 euro;
- la RAL media degli operai è di 27.937 euro.
Il 75% dei lavoratori dipendenti riceve una retribuzione lorda annua inferiore a 35.000 euro, quasi il 90% non supera i 40.000 euro. Il divario tra i compensi più alti e quelli più bassi del mercato è marcato: il 9° decile dei CEO guadagna 8,8 volte rispetto al 1° decile degli operai.
Come sono cambiate le retribuzioni nel biennio 2024-2025
La categoria con l’aumento più consistente nell’ultimo anno sono gli impiegati, con un +3,8% di RAL — e la progressione decennale più alta tra tutti gli inquadramenti: +13,1% dal 2015. Nel lungo periodo sono invece gli operai a registrare la crescita relativa più sostenuta: +16,6% dal 2015. A trainare entrambe le dinamiche sono stati principalmente i rinnovi dei CCNL, con benefici concentrati sulle fasce retributive più basse.
Diverso il quadro per i dirigenti: la retribuzione fissa è rimasta sostanzialmente invariata nell’ultimo anno, mentre è cresciuta la quota variabile. La componente variabile media tra il 2024 e il 2025 è aumentata, con un numero crescente di lavoratori che la percepisce — anche se solo il 37,4% dei dipendenti ne beneficia ancora, segnale di quanto i benefit e gli incentivi restino marginali nel sistema retributivo italiano rispetto agli altri Paesi europei.
L’aumento delle retribuzioni registrato nel 2025 rappresenta un ulteriore segnale positivo, già emerso l’anno precedente, ma il recupero del potere d’acquisto resta ancora parziale — ha commentato Federico Ferri, Senior Partner & CEO JobPricing —. L’attuazione della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva potrebbe avere già un notevole impulso sulle dinamiche salariali nel breve periodo, nonostante il contesto economico incerto derivante, in particolare, dalle tensioni geopolitiche.
Divario Nord-Sud: quasi 4.400 euro di differenza sulla RAL
Le differenze territoriali restano una delle criticità strutturali del mercato del lavoro italiano. La RAL media nel Nord supera quella del Sud e delle Isole di quasi 4.400 euro — pari a circa il 15% in più. Il Sud registra tuttavia negli ultimi anni una crescita retributiva percentualmente superiore al Nord, in un lento processo di convergenza che non ha ancora colmato il gap in termini assoluti. Le retribuzioni medie per macroregione nel 2025:
- Nord: RAL media di 34.119 euro;
- Centro: RAL media di 32.746 euro;
- Sud e Isole: RAL media di 29.777 euro.

Le regioni con le retribuzioni più alte sono Lombardia (35.137 euro), Liguria (34.008 euro) e Lazio (32.220 euro). All’estremo opposto si trovano Basilicata, Calabria e Molise. A livello settoriale, i servizi finanziari restano il comparto più remunerativo e quello con la crescita più elevata nel lungo periodo; nel breve periodo il settore con la crescita più marcata è quello edilizio. Per la simulazione del netto in busta paga con le nuove detrazioni 2026, il riferimento è il calcolatore aggiornato di PMI.it.
Gender pay gap e retribuzione per livello di istruzione
Il JP Salary Outlook 2026 registra un gender pay gap dell’8,5% sulla RAL, che sale al 10,0% sulla RGA — includendo cioè la componente variabile, dove la disparità si allarga ulteriormente. Il divario maggiore si rileva tra gli operai (9,5%), quello più contenuto tra i quadri (4,3%). La Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che dovrà essere recepita entro il 7 giugno 2026, introduce nuovi obblighi per le imprese su parità salariale e comunicazione delle fasce retributive negli annunci di lavoro.
Sul fronte dell’istruzione, un laureato guadagna in media il 36,7% in più rispetto a un non laureato. La differenza retributiva tra chi è all’inizio della carriera e chi è in fase di uscita dal mercato del lavoro è del 32,4%, con il salto più netto che si registra entro i 45 anni. Negli ultimi dieci anni il tasso di crescita delle retribuzioni degli under 35 è stato sensibilmente migliore rispetto a tutte le altre fasce di età.